A Bologna usava il detto Ander int’el paniron ‘d Cuccoli per intendere chi, non avendo successo finisce nel “dimenticatoio” proprio come i burattini del Sigor Cuccoli, riposti alla rinfusa nel cestone al termine dello spettacolo.

Ma lasciate che vi racconti, facciamo un salto indietro nel tempo.

Siamo nell’autunno del 1834 quando in casa Cuccoli nasce un bambino: Angelo. Il papà, Filippo e la mamma Maria prestavano servizio presso le cucine di una famiglia benestante bolognese. Questa è l’epoca in cui l’arte dei burattini spopola a Bologna e Filippo non si perdeva nemmeno uno spettacolo. Ogni domenica tappa fissa all’Arena del Sole tutti insieme a seguire con entusiasmo le avventure della combriccola di Balanzone.

La passione per questo genere fu così forte da indurre Filippo a intraprendere una nuova carriera. Dopo la nascita del piccolo Angelo, prese armi e bagagli e partì alla volta di San Giorgio di Piano alla conquista di un sogno: diventare burattinaio.  E lo divenne eccome!

Tornò a Bologna e cominciò a deliziare il suo pubblico interpretando dialoghi spiritosi conditi di satira politica. Fu proprio quest’ultimo ingrediente a determinare il successo di Cuccoli. Il popolo aveva un gran bisogno di esprimere liberamente e senza censura il proprio malcontento nei confronti dei governanti ed ecco che soddisfava la sua esigenza con le rappresentazioni dei burattini. Il teatrino di Filippo arrivò a inscenare tre spettacoli al giorno: presso il Nettuno, sulle gradinate di San Petronio e sotto il voltone del Podestà.

Foto di Fabio Lobianco

Teatro di Angelo Cuccoli -Burattini Bologna- Foto Fabio Lobianco

La sua voce potente, chiara e inconfondibile divenne famosa sia per l’interpretazione di Balanzone che per la lettura pubblica dei bandi (fu scelto come banditore comunale proprio per via della sua voce). Non solo, Filippo adottò la figura di Sandrone riadattandola e personalizzandola. Il suo Sandrone, contadino furbo e ignorante, divenne un must amato da tutti.

La popolarità di Filippo non fu remunerativa e morì in povertà. Il figlio Angelo, ormai giovinetto, intraprese la carriera paterna. Il pubblico però non lo accolse di certo a braccia aperte. Si sa come siam fatti, poco inclini ai cambiamenti e Angelo era troppo diverso dal padre. Il pubblico abituato alla sonorità potente e intensa di Filippo, si trovò di punto in bianco ad ascoltare dialoghi sul fil di voce timido e incerto di Angelo.  E così giù di fischi e di verdura! Il povero Angelo fu lì lì molte volte -come si suol dire- a chiuder baracca e burattini,  ma poi trovò sempre il coraggio di riprovare. Ancora e ancora. Lasciò perdere Sandrone,  ormai identificato al suo defunto papà e trovò modo di conformarsi ad altri personaggi.

Fagiolino divenne il suo cavallo di battaglia, protagonista di spettacoli dialettali in cui si intrecciano armonicamente tradizioni, satira e passione. Riuscì a tradurre e mettere in pratica il motto paterno“Arte scherzo istruzione diletto”

Ordunque anche questa storia volge al termine. Adesso sapete il significato di Ander int’el paniron ‘d Cuccoli. Eppure narrandovi di Filippo ed Angelo credo di aver fatto l’esatto contrario, ricordando i burattinai che fecero grande Bologna, poi posati in qualche angolo sperduto del panierone della memoria cittadina. Tanto per lasciarvi intendere che non sempre si ripone int’el paniron, a volte ben tirèr fòra!

Elisa Barbari | Bologna | © Copyright – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.