La leggenda narra di un terribile drago della palude di Lubiana sconfitto dal prode Giasone di ritorno dalla conquista del vello d’oro.

Ma andiamo per ordine e cominciamo dal principio. Giasone, erede del sovrano Esone, rivendica il regno al cospetto di Pelia figlio di Poseidone. Pelia, avido e assetato di potere, dopo aver spodestato Esone, non aveva alcuna intenzione di cedere il trono usurpato. 

Giasone con il vello d’oro di Bertel Thorvaldsen

Di fronte alla legittima richiesta di Giasone, Pelia pone una condizione: Giasone sarà re soltando dopo avere conquistato il vello d’oro della Colchide. Certo che Giasone non sarebbe riuscito nell’impresa poichè la meta era lontana, al di là del mare e l’oceano pieno di insidie e pericoli.

Giasone fece vela verso la Colchide a bordo di Argo in compagnia dei suoi fedeli argonauti. Dopo aver affrontato arpie alate, guerrieri e prove di ogni sorta riesce a recuperare il famoso vello d’oro: un manto aureo di un motone alato sacrificato agli dei (divenuto poi la costellazione dell’Ariete) e con il magico potere di guarire le ferite.

Nel viaggio di ritorno Giasone percorre il Danubio fino alla sorgente del fiume di Ljubljàna. Qui si scontra col terribile drago in una battaglia epica che si concluderà con la morte del mostro e la nascita di una nuova città: Lubiana.

Ecco perchè il drago è il simbolo della città ed è presente sia nello stemma di Lubiana sia come maestoso ornamento del famoso ponte dei draghi.  

Che ne fu di Giasone? Lui e gli Argonauti smontarono l’imbarcazione e proseguirono a piedi fino all’Adriatico dove ricostruirono Argo e raggiunsero Pelia che a questo punto fu costretto a rassegnarsi. Non aveva più scuse per negare a Giasone quello che gli spettava di diritto.

Dalla mitologia greca all’Inferno dantesco

Eppure il grande mito greco troverà infausta sorte, non in questo mondo bensì nell’aldilà. Infatti lo ritroviamo nel canto diciottesimo dell’Inferno, dove sconta la sua pena nella Bolgia dei seduttori.

Ma quale fu il peccato di Giasone?

Durante il suo viaggio verso la conquista del vello d’oro fece tappa all’isola di Lemno. Qui conobbe Ipsipile e dopo averla sedotta l’abbandona ancora incinta per proseguire il suo cammino. Per questo motivo Giasone è all’inferno, fra ruffiani e seduttori, costretti ad essere dannati per l’eternità, correndo nudi e sferzati da diavoli.

Insomma Dante non perdona e vi dirò di più, Giasone in questa Bolgia infernale è in buona compagnia e sapete di chi? Proprio dei bolognesi  che -secondo il Sommo Poeta- sono tanti quanti gli abitanti tra il Savena e il Reno.

Suvvia Dante, non ti pare di avere un tantino esagerato?

Un ringraziamento a Gianni Zigante per la magnifica foto del drago in copertina

Elisa Barbari | Bologna | © Copyright – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.