Vi ricordate quando ai Giardini Margherita c’erano i leoni?

La storia.

Siamo nel 1938 quando i due cuccioli –Reno e Sciascia- approdano a Bologna. Un regalo alla città da parte dei reduci della X Legio rientrati dalla spedizione in Etiopia. Si decide di collocarli in un apposito spazio con vano riscaldato, accanto al recinto dei daini, presso i Giardini Margherita. E lì saranno per decenni l’attrazione principale acclamati e amati da tutti i bimbi bolognesi. 

La sistemazione della gabbia accanto alle Scuole Fortuzzi non piacque all’Ufficio Igiene, in particolare un medico sollevò le sue perplessità. Le scuole Fortuzzi infatti nacquero nel 1917 per i bambini gracili predisposti alla tubercolosi allo scopo di garantire loro un ambiente salubre e il più possibile all’aria incontaminata.

Nonostante le polemiche i leoni rimasero ai Giardini a lungo: per oltre 40 anni!

Dario Bedosti il custode dei mitici leoni

Dario Bedosti – Giardini Margerita, Agosto’67-

Dopo 17 anni Reno muore e a seguire Sciascia, non prima però di aver dato alla luce dei magnifici cuccioli. Quelli che vedete in questa foto nell’Agosto 1967 sono i discendenti dei primi leoni. A tutti verrà assegnato ufficialmente il nome Reno (Reno I, Reno II ecc.). Quel signore che vedete insieme ai cuccioli è Dario Bedosti, l’addetto alla gestione dello spazio animali dei Giardini Margherita. Si è preso cura di loro con amore e dedizione per oltre 15 anni.

Leo e Lea –così chiamava Dario i “suoi” leoni- per un certo periodo di tempo furono in compagnia di un gattino randagio. Inizialmente il micio si avvicinò  attratto dal cibo che quotidianamente veniva servito agli animali. I leoni gli permisero di consumare il pasto insieme a loro e così pian piano divenne una presenza costante. Era sempre con loro, praticamente lo adottarono. Una singolare e simpatica famiglia di felini fino a quando, giocando, una zampata mal calibrata pose fine alla convivenza.

Non sono rare le testimonianze di malcapitati finiti sulla traiettoria di Reno che all’improvviso si girava, alzava la coda verso l’esterno della gabbia e lasciava il suo ricordo indelebile di urina maleodorante. C’è chi dice lo facesse per marcare il territorio, chi dice per noia, fatto sta che in tanti ricordano questi episodi.

I leoni furono meta di gite scolastiche, un momento formativo con alunni e maestre particolarmente apprezzato.

A seguito di una petizione il Comune decise di rimuovere i leoni dai Giardini Margherita. Furono trasferiti nel 1980 in uno zoo safari e separati. Fino a quel momento avevano ricevuto cure quotidiane, porzioni di cibo individuali e non essendo abituati al branco non sopravvissero alla nuova sistemazione.

Ma ai Giardini non c’erano solo i leoni: era allestito un piccolo zoo con daini, caprette e persino un pappagallo a cui i colleghi di Bedosti insegnarono a dire Dario movat!

Cuccioli ai Giardini Margherita, Agosto ’67

Oggi di quegli anni ruggenti resta solo il ricordo, sognante, dei bambini che fummo. A me resta la memoria di preziose immagini sbiadite dal tempo, l’emozione gradissima e il ricordo di mio nonno che mi portava a vedere i leoni. Ed era la cosa più bella del mondo.

Elisa Barbari

Grazie a Loretta Bedosti ed Elena Ponti per immagini e testimonianze.

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