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Mosaici del Corpus Domini: arte sacra contemporanea a Bologna

By | 2018-04-18T19:42:07+00:00 15 aprile 2018|Attualità, Blog, Cultura popolare|0 Comments

La parrocchia del Corpus Domini, in zona fossolo a Bologna, viene eretta nel 1975. L’idea è quella di realizzare una chiesa riconoscibile al primo sguardo e  che risponda a determinati canoni estetici. I mosaici di Rupnik qui custoditi hanno una superficie di circa 250 mq. L’opera è fra le più interessanti realizzazioni d’arte sacra contemporanea, presenti a Bologna.

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Il presbiterio e le sue decorazioni sono state affidate ad uno dei maggiori artisti contemporanei di arte liturgica: padre Marko Ivan Rupnik, teologo e presbitero sloveno, appartenente ai Gesuiti.

 I temi trattati riguardano il titolo del Corpus Domini, proprio di questa chiesa parrocchiale e cioè l’Eucaristia a partire dal memoriale, la morte e resurrezione di Gesù. Le scene a mosaico rappresentano la crocifissione con la Madre e San Giovanni Apostolo sotto la croce, Abramo e il sacrificio di Isacco, l’offerta di Mechìsedek, i discepoli di Emmaus, il naufragio di San Paolo e la Gloria del Paradiso.¹

Rupnik, autore di opere famose in tutto il mondo, come i mosaici della Cappella “Redemptoris Mater” in Vaticano, quelli delle basiliche di Fatima e di San Giovanni Rotondo, quelli sulla facciata del Santuario di Lourdes, nella Cattedrale di Santa Maria Reale dell’Almudena a Madrid, della Chiesa ortodossa della Trasfigurazione a Cluj, del Santuario di san Giovanni Paolo II a Cracovia, del Santuario di San Giovanni Paolo II a Washington e Santuario di Madonna Ta’ Pinu a Gozo. ²

Altare

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L’altare, di forma quadrata, ha un mosaico per ogni lato. Tre rappresentano simbolicamente la Trinità con tre croci, il quarto mosaico rappresenta l’Angelo offerente della prima preghiera eucaristica. Sul lino che l’Angelo tiene sopra le mani deve essere posta l’offerta. Ma quel lino rappresenta anche il luogo dove ogni fedele che partecipa alla Messa ripone gioie e sofferenze.

Abramo e il sacrificio di Isacco

Sulla sinistra della parete centrale è rappresentato il sacrificio di Isacco che Abramo compie per ordine di Dio, ma nel momento in cui Abramo sta per estrarre il coltello dal fodero e sta per sacrificare il suo unico figlio, Dio lo ferma. Isacco è rappresentato legato ad una croce per rendere evidente il parallelo tra lui e Gesù. Lo sguardo di Isacco, con la testa rovesciata all’indietro, è fisso verso suo padre Abramo, mentre questi ha lo sguardo rivolto verso il Figlio di Dio che è in trono sull’altare del cielo. La relazione tra Abramo e Isacco è una anticipazione della relazione tra Dio Padre e Gesù sulla croce.

Il naufragio di San Paolo

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Un episodio rarissimo nell’iconografia e non presente nella liturgia eucaristica. Si tratta del viaggio di San Paolo verso Roma, quando la barca su cui viaggia, dopo 14 giorni di tempesta, naufraga in una isola del Mediterraneo. Durante il viaggio egli riceve un messaggio da un angelo che gli dice di non temere e che dovrà arrivare a Roma per essere giudicato dall’imperatore. L’angelo lo rassicura che Dio vuole conservargli tutti i suoi compagni di navigazione. Paolo quindi invita i suoi compagni di viaggio a non temere e li convince a prendere cibo. Tutti mangeranno e nessuno perse la vita. Così accadde e tutti i 276 gentili presenti sulla barca e furono salvi. 

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La Crocifissione

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La raffigurazione principale di tutto il mosaico è certamente la Crocifissione che domina nella parete centrale. Qui l’artista ha voluto rappresentare Gesù dopo la morte, quindi con gli occhi aperti. Infatti il costato di Cristo mostra la ferita aperta anche sopra gli abiti sacerdotali di cui è vestito. La sua posizione sulla croce non è di un uomo sofferente o morente, ma è quella di colui che, con le braccia spalancate, accoglie chi entra in chiesa, come per abbracciarlo. Il suo sguardo è mite e la testa, leggermente inclinata di lato, esprime una grande tenerezza verso colui sul quale si poggia il suo sguardo. La croce è nera, perché il nero è il colore delle tenebre, del peccato e della morte.

La Croce è piantata sul monte Golgota, che in ebraico significa cranio. Secondo la tradizione rabbinica è il luogo dove fu sepolto Adamo, il primo uomo. Così si è sempre creduto che il Nuovo Adamo, Cristo, sia sceso negli inferi per riscattare coloro che erano morti prima di lui, fino ad Adamo. Nella base della croce astile, dietro alle candele del presbiterio, è raffigurato in bassorilievo Gesù che trascina Adamo ed Eva fuori dalla tomba afferrandoli per i polsi.  A fianco della croce, sotto di essa, vi sono Maria e San Giovanni Apostolo, mentre sopra la Croce è schematizzato il soffio dello Spirito Santo.L'immagine può contenere: 1 persona, spazio al chiuso

 

Il Paradiso

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Nella parte superiore del mosaico rappresenta l’apertura di un calice tracciato su tutta la parete. All’interno del calice è il paradiso con i santi e gli angeli. Da sinistra a destra è rappresentato: l’angelo con una sfera di cristallo in mano, che rappresenta l’universalità di Dio; Santa Clelia Barbieri, ultima santa canonizzata a Bologna; la Beata Vergine Maria; Cristo in Gloria, il Pantocratore; San Giovanni Battista, il più importante dei nati di donna; San Pio da Pietrelcina; e l’angelo con una bilancia in mano che rappresenta la giustizia e il giudizio di Dio.

L’offerta di Melchisedek

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Melchisedek è il sommo sacerdote che offre al Dio altissimo pane e vino in onore di Abramo. Melchisedek non è della tribù di Levi come tutti gli altri sacerdoti del popolo ebraico, ma è un sacerdote di un ordine tutto particolare.  Per evidenziarlo, Gesù in Croce è rappresentato con abiti liturgici sacerdotali. Sono gli stessi abiti che il prete indossa quando celebra la Messa.

I discepoli di Emmaus

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Questa scena rappresenta lo spezzare il pane di Gesù risorto ai discepoli che incontra lungo la strada verso Emmaus.

Sovrasta la scena di Emmaus una parte decorativa piena di diverse tipologie di pietre e smalti. Questa parte è suddivisa in linee orizzontali e linee verticali. Le prime rappresentano il creato e le seconde l’increato. Le linee orizzontali richiamano lo stratificarsi della terra e quindi il trascorrere del tempo e della storia, a partire dall’alto dove è presente solo una fascia oro che simboleggia la divinità. Le linee verticali richiamano ciò che non è stato creato, quindi la preesistenza del Verbo.

 

Elisa Barbari


Fonti e Approfondimenti:

¹Bugnion.it

² Marko Ivan Rupnik

3 Descrizione delle scene: Mosaici Corpus Domini

Ph Silvana Radoani e Mosaici Corpus Domini

Video: Il mosaico di Rupnik al Corpus Domini, Dodici Porte

Eros Stivani, Dall’Offerta all’Eucaristia. Percorso spirituale sul mosaico del Corpus Domini di M.I. Rupnik. Prefazione di M.I. Rupnik e Postfazione di Aldo Calanchi. Edizione Dehoniana Libri, Settembre 2014.



 

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