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Nicoletta e Goliardia bolognese: ricordi di una matricola degli anni ’70

By | 2017-04-05T17:20:38+00:00 5 aprile 2017|Blog, Goliardia|1 Comment

La Campagna di reclutamento matricole dello scorso secolo, è un progetto che ho ideato per raccogliere testimonianze, ricordi, aneddoti e foto. Lo scopo è creare un filo conduttore che unisca il glorioso passato al presente attraverso il racconto.

Di seguito ho il piacere di riportarvi la testimonianza di Nicoletta Piccininno:

Mi sono iscritta alla Facoltà di Lettere e Filosofia, indirizzo classico, dell’Università di Bologna nell’anno accademico 1969/70, dopo aver frequentato il liceo Minghetti.

Era già iniziata l’epoca della contestazione studentesca, figlia delle rivolte francesi del ’68, ma a Bologna il clima era ancora abbastanza tranquillo. A parte questi fermenti, destinati a sfociare poi nel tragico ’77, allora in stato abbastanza larvale, il clima a Bologna era splendido; la vita universitaria era sostenuta dalla presenza di esimi insegnanti, tra cui a Lettere il Prof. Alfredo Ghiselli, grande latinista, mentre la vita goliardica, organizzata nelle varie Balle viveva gli ultimi fuochi di un’illustre storia, destinata a spegnersi dopo pochi anni, nei primi anni ’70.

Io ero “affiliata” alla Balla dell’Oca, con sede presso la Buca delle Campane, in Via Benedetto XIV.

Fui introdotta dal fidanzato di una mia amica e fui sottoposta al tradizionale processo che sfociava nell’emissione del Papiro.

Il Papiro è il documento che  accoglie  la “vulgaris matricola  minus quam Merda” nella vita Universitaria e nella goliardia.

Il Papiro è scritto su un foglio di carta pergamena (che viene poi incerato), sul quale, in latino goliardico e maccheronico vengono scritti il nome della matricola, la facoltà cui appartiene e tante altre cose, di solito di soggetto osceno ma mai violento/volgare, accompagnato da disegni quasi sempre fallici che alludono alla gioia di vivere ed alla brevità della govinezza.

Nel Papiro vengono fatti dei buchi con una sigaretta accesa, i cosidetti codicilli, tanti quanti sono gli anni della facoltà più uno ed al termine del “capolavoro” viene richiesto un corrispettivo di solito in natura, cioè una bevuta al bar, in particolare ad opera dei “fagioli”, gli iscritti al secondo anno.

Ad accompagnare le feste goliardiche non poteva mancare la feluca, il berretto di stampo medievale dal colore diverso per ogni facoltà.

Il mio era bianco e doveva essere assolutamente vergine il primo anno da matricola, mentre poteva essere decorato con svariati ciondoli dal secondo anno in poi.

La Feluca di Nicoletta

A Bologna l’ultima festa delle matricole degna di tale nome fu nel maggio 1970, con sede in piazza Maggiore e svariate inizative che coinvolsero tutta la città.

Ai negozianti ed anche ai cittadini di passaggio veniva chiesto un obolo che raramente era negato e, con arguzia ma senza malizia, i goliardi animavano il passeggio cittadino con scherzi e costumi stravaganti.

Uno studente, vestito da frate, girò il centro trascinando un water, altri fecero la scalata di via Rizzoli, accuratamente accompagnati da piccozze e corde, ovunque si respirava l’aria leggera e frizzante portata dai giovani studenti.

Qualche ragazza veniva fermata e, se trovata priva dei requisiti concessi dalla propria Balla, veniva costretta ad offrire un caffè; al massimo, nei casi più gravi, le veniva fatto “il carciofo”, cioè la gonna le veniva raccolta sulla testa mostrando così le gambe. Non c’era mai violenza e nessuna di noi venne mai molestata sessualmente ne offesa seriamente.

Le feste e le riunioni goliardiche erano accompagnate da canzoni e poesie a doppio senso o modificate all’uopo, tipo:

La vispa Teresa avea, tra l’erbetta, 

al volo sorpresa gentil farfalletta

e tutta giuliva gridavaa distesa: 

“L’ho presa, l’ho presa, l’ho presa nel cul!

Lo spirito della goliardia era intrinsecamente legato all’epoca della prima giovinezza, al debutto nel mondo, specie per chi era fuori sede, al risveglio della sessualità.

Come dice il canto goliardico per eccellenza, il Gaudeamus,:

“Gaudeamus igitur, iuvenes dum sumus….

Post iucundam iuventutem, post molestam senectutem, nos habebit humus…”

Ringrazio Nicoletta per il suo prezioso contributo e invito chiunque, -non solo i Goliardi del passato ma anche i cittadini che ricordano particolari o aneddoti della festa delle matricole- a contattarmi per raccontare la Bologna di un tempo.

Elisa Barbari | Bologna | © Copyright – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.

One Comment

  1. […] C’è stato anche spazio per le matricole del passato: un progetto che voleva avvicinare o meglio ri-avvicinare gli studenti dello scorso secolo appartenuti alle Balle goliardiche alle quelle attuali. E’ proprio nell’ambito di questo progetto che ho conosciuto Nicoletta Piccininno, una Signora deliziosa, iscritta alla Facoltà di Lettere e Filosofia nell’anno accademico 1969/70. Potete leggere qui la sua storia […]

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