Chi erano i Barbari?

By | 2018-07-12T17:28:13+00:00 13 gennaio 2018|Blog, Cultura popolare, Pillole di storia|0 Comments

Chi furono in realtà i Barbari? Conoscete l’origine di questo termine entrato nel linguaggio  comune?

La parola Barbaro (dal latino barbărus e dal greco βάρβαρος) trova il suo etimo in “bar-bar”: così si identificava il linguaggio incomprensibile degli stranieri. Il Barbaro era colui che mostrava difficoltà di articolazione della parola e della pronuncia.¹

Dunque qualsiasi lingua non fosse la propria, qualsiasi cultura diversa veniva raggruppata e catalogata con un’unica accezione negativa “barbari“. Una convinzione di superiorità morale data dal proprio linguaggio, tanto da ergersi migliori e più inciviliti rispetto a chi non parla la stessa lingua. (ancora oggi si utilizza il temine imbarbarimento come contrario di civilizzazione). 

Coerentemente a quanto detto, si pensi a Omero: non utilizza la parola barbari per identificare i Troiani proprio per via di quella stessa identità culturale.² I Greci, pur con tutte le loro divisioni politiche, si sentirono sempre uniti, appartenenti ad un’unica nazione di fronte a chi non era Greco. Quindi l’opposizione degli Elleni ai non Elleni: costoro erano i barbari.³ Sofocle li chiama “senza lingua“⁴  e Filostrato “senza voce”⁵  per sottolineare come una lingua sconosciuta non avesse nemmeno dignità di espressione.

Ci sono Barbari e Barbari

Il termine “Barbari” utilizzato in ambito storico è tra i più generici ed approssimativi: si riferisce a una molteplicità di popoli e culture senza tenere conto della provenienza geografica e della collocazione temporale.

Monumento ai guerrieri unni nella Piazza degli Eroi di Budapest (Ph MediaWiki)

I Romani definivano Barbari qualsiasi popolazione al di fuori della propria con eccezione della cultura greca che consideravano superiore. Il Barbaro per i romani proviene dall’Europa settentrionale fino a quella occidentale, quindi Galli, Germani, Persiani⁶ e tutte le altre popolazioni con accezioni sempre più ristrette fino ad arrivare a definire Barbaro chi non fosse italiano. Si pensi alla famosa frase attribuita a papa Giulio II “Fuori i Barbari dall’Italia!”  rivolta agli invasori francesi.

La differenza linguistica si estende al piano politico e morale, così  i “forestieri” diventano Barbari ed improvvisamente etichettati come inferiori, arretrati, incolti, rozzi, primitivi e selvaggi. “Un po’ come gli indiani in certi western americani anni ’50, i cattivi per antonomasia, i distruttori dell’Impero romano”. ⁷

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La distruzione dell’Impero romano, di Thomas Cole.

Ma è davvero così?

Dei Barbari Tacito scrive: «Scelgono i re per nobiltà di sangue, i comandanti in base al valore. I re non hanno potere illimitato o arbitrario e i comandanti contano per l’esempio che danno, non perché comandano, facendosi ammirare, se sono coraggiosi, se si fanno vedere innanzi a tutti, se si battono in prima fila. […] Sulle questioni di minore importanza decidono i capi, su quelle più importanti, tutti; comunque, anche quelle di cui è arbitro il popolo subiscono un preventivo esame da parte dei capi»⁸

Gli storici che primi vengono a diretto contatto con i popoli non ellenici notano una cultura notevole, talora superiore, anzi madre di quella ellenica.

Popoli all’avanguardia

Emerge come i concetti di libertà decisionale, responsabilità di potere, sistema giuridico, democrazia elettiva e parità dei sessi, fossero già presenti nella mentalità germanica. Le loro avanzate conoscenze matematiche erano fondate sulla base del 12 anziché del 10, in linea con l’attuale misurazione del giorno in 24 ore e dell’ora in 60 minuti. E cosa dire dell’arte barbarica? Capolavori di arte orafa merovingia e carolingia

Fibbia di Aregunda, arte merovingia, 570 circa, Museo di Antichità, Saint-Germain-en-Laye. Ph Marie-Lan Nguyen

 

Corona ferrea

Pionieri della navigazione

Le lunghe navi vichinghe – imbarcazioni di legno slanciate con degli scafi poco profondi e file di remi lungo i lati – erano più veloci, più leggere, più flessibili e più facili da manovrare rispetto alle altre navi dell’epoca. Ma le prodezze dei vichinghi dovevano molto anche alla loro abilità di navigatori. Si basavano su semplici ma sofisticati strumenti come la bussola solare, che utilizzava cristalli di calcite noti come “pietre del Sole”, per identificare la posizione del Sole anche dopo il tramonto e durante i giorni nuvolosi. Tali innovazioni diedero ai Vichinghi un netto vantaggio nei viaggi sulle lunghe distanze verso le terre straniere. Nel loro periodo d’oro, i vichinghi furono contemporaneamente attivi su ben quattro continenti. ¹º

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Le invasioni barbariche: le grandi migrazioni

A causa della grande eterogeneità di questi popoli,  è necessaria una semplificazione sulle maggiori ondate migratorie -perchè tali furono, più che “invasioni”-  che toccarono la civiltà romana.

I Celti

La prima ondata è quella celtica nel IV Sec. a.C. Provenienti sia dalla Gallia nordorientale che dall’Europa centrale, occuparono parte dell’Italia del Nord con qualche insediamento al sud in Puglia e Campania. 

La croce celtica, tipicamente irlandese, è uno dei simboli ripresi dall’antica cultura celtica e adattati alla religione cattolica

Sono i primi antagonisti di Roma, quelli che l’epica republicana menziona come nemici praticamente ab initio e che saranno uno dei centri della grande storiografia latina da Cesare in poi.

La definizione dei Celti come Barbari secondo l’uso comune odierno del termine è quantomeno problematica: le loro istituzioni sia politiche che, soprattutto, culturali erano uguali se non nettamente superiori a quelle della Roma repubblicana e la spiritualità druidica era così profonda che la sua recente riscoperta ha addirittura dato luogo a movimenti che si inseriscono perfettamente nell’odierna società.¹¹

I Vichinghi

I  protagonisti  delle nuove migrazioni saranno Norreni o Vichinghi, Germani e Slavi. I Vichinghi, guerrieri della penisola scandinava, salpavano con le loro navi in cerca di fortuna in altri territori. Il clima rigido e inospitale delle terre del nord, diede luogo a un isolamento geografico che permise di custodire intatte per secoli usanze e tradizioni. Così come la religione politeista, in cui la natura assume caratteri magici e poteri misteriosi.

Il dio Odino sul trono con in mano la lancia Gungnir insieme ai lupi Geri e Freki e i corvi Huginn e Muninn. Illustrazione del libro “Walhall” di Felix e Therese Dahn, 1888. (Ph Wikimedia)

Prequel

Questo il prequel delle scorrerie che si svilupperanno all’interno dell’Impero Romano tra il I e IV sec  note come invasioni barbariche.  Pur continuando a governarsi con proprie leggi, si videro legittimati dalla sovranità imperiale nell’occupazione, ottenendo anche il prelievo di un terzo del raccolto. Fu questa struttura che portò alla creazione dei regni romano-barbarici. Alla fine del  IV Sec. l’impero Romano perde a causa dei Sassoni parte della Britannia. Dopo il 400 crollano le frontiere occidentali, l’esercito imperiale risulta ormai debole e decontestualizzato dalla società. Tra le sue fila moltissimi soldati di “origine barbarica”, le differenze fra i popoli erano andate via via appianandosi con un adattamento e una comprenetrazione fra le varie culture. 

La realtà storica oltre l’immaginario collettivo

Forse ora è chiaro per quale motivo non ho mai utilizzato il termine “imbarbarimento” per definire un comportamento incivile. Queste popolazioni erano ben strutturate e organizzate ma si sa, la guerra è guerra e l’unico obiettivo per loro quanto per l’Impero Romano, era conquistare e vincere. Non agirono molto diversamente dagli altri guerrieri europei dell’epoca. Nel 782, per esempio, Carlo Magno, oggi considerato come il primo unificatore d’Europa, decapitò più di 4.000 prigionieri sassoni in un solo giorno. “I Vichinghi non raggiunsero mai un livello tale di brutalità”¹²

Parlare di Barbari è generico quanto inutile e inadatto a descrivere una realtà storica complessa e articolata. Occorre uno studio puntuale e approfondito per cogliere le peculiarità di ciascuna di queste popolazioni di cui i più grandi pensatori dell’antichità colsero la grandezza. Popolazioni che sono divenute  substrato su cui costruire la civiltà europea dal medioevo in poi. Senza questa volontà di analisi delle radici profonde della nostra cultura sarà la stessa visione storica  a rimanere solo un confuso BarBar.

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 Elisa Barbari | Bologna | © Copyright – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.

Fonti e approfondimenti:

(¹) “voce aspra”: i Sintii di Lemno sono chiamati agriophonos (Odissea, 8.294)

(²) Con un’unica eccezione (Omero –Iliade, 2.867 ) in cui si fa riferimento ai i Carii, definiti “barbarofoni”

(³) Treccani alla voce Barbari

(⁴)”Αγλωσσος” è chiamato il popolo che non parla una lingua intelligibile (Sofocl., Trach., 1060)

(⁵)Vit. Apoll., I, 16

(⁶) Barbari e Greci, Francois Hartog

(⁷) Lawrence M.F. Sudbury, Mondi Medievali, bar bar

(⁸) Tacito, Germania, Libro I, citato da: U. Diotti, Le civiltà dell’alto Medioevo, De Agostini, Novara 2001, p. 11.

() Plut., De mal. Herod., 12.

º) Il fattostorico.com

¹) Mondimedievali.net, “Bar Bar”, Lawrence M.F. Sudbury

(¹²) National Geographic, Ma i Vichinghi erano davvero così cattivi?

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