///Cinghiali in città. Terreni e colture distrutti. Agricoltori e residenti chiedono aiuto.

Cinghiali in città. Terreni e colture distrutti. Agricoltori e residenti chiedono aiuto.

By | 2017-02-24T20:11:33+00:00 20 febbraio 2017|Attualità, Blog|0 Comments

Hanno scritto a giornali, sindaci e perfino a “Striscia la Notizia“. Hanno costituito un Comitato per tentare di risolvere la situazione e ora non sanno più cos’altro fare. Ci troviamo di fronte ad agricoltori che hanno subito gravi danni, alcuni hanno cessato le proprie attività a causa dei raccolti distrutti. Pertanto si richiede la massima condivisione affinchè il maggior numero di persone possibile sia a conoscenza della situazione.

I cinghiali si sono spinti fino in città perchè troppo numerosi. Sapete i problemi che causano?

Proverò a descrivervi le problematiche, dando voce al grido di aiuto dei tanti residenti, agricoltori  e allevatori ormai esausti.

Questi animali sono onnivori ma prevalentemente si  nutrono di germogli, piccole piante, radici, lombrichi, tuberi e per farlo scavano nel terreno col proprio grugno devastando intere coltivazioni e distruggendo ecosistemi.  Gli habitat naturali di alcune specie sono scomparsi, ad esempio le delicate orchidee spontanee oppure si pensi alle specie che nidificano a terra. Le coltivazioni di erba medica destinata agli allevamenti che producono latte per determinati formaggi sono a rischio: il latte deve rispondere a precisi requisiti organolettici. Se le mucche si alimentano introducendo, oltre che l’erba, anche il terriccio smosso dai cinghiali, allora i latte non sarà conforme ai requisiti richiesti con grave danno per l’allevatore e la sua azienda. Questa esplosione demografica ha spinto gli ungulati fino in città alla ricerca di cibo provocando anche incidenti stradali. E’ noto infatti il rischio di collisione con autovetture e conseguenti potenzali lesioni alle persone. Una spirale di conseguenze di entità ingravescente  a danno del territorio, della biodiversità e della comunità.

La situazione attuale: i danni da esplosione demografica

Densitàobiettivo per il cinghiale nel periodo 2014-2018L’entità dei danni è direttamente proporzionale alla quantità dei cinghiali presenti sul territorio oltre quella che normalmente sarebbe presente se vi fossero predatori naturali. Secondo il Piano Faonistico Venatorio Provinciale in vigore l’obiettivo di densità per il 2014-2018 è pari a zero nelle aree dove vengono attualmente avvistati. Vale a dire che sarebbero zone di eradicazione.

Sono animali notturni, sarebbe impensabile vederli nelle ore diurne e invece diventano sempre più frequenti gli avvistamenti in pieno giorno, segno di un numero troppo elevato di ungulati. E’ noto come in località Ponticella a San Lazzaro, i residenti abbiano lamentato la presenza di intere famiglie di cinghiali che andavano a rovistare nella raccolta dei rifiuti porta a porta per sfamarsi. Sono stati avvistati anche a San Ruffillo, Ozzano, al Parco dei cedri, località Cicogna, Quartiere Savena, insomma sono in città.

Come siamo arrivati a questo punto?

Passaggio dei cinghiali al Parco dei Cedri

Concorrono vari fattori. Prima di tutto questa specie è molto resistente ed ha una grande capacità adattiva tanto da renderlo l’ungulato più diffuso in tutta Italia.

Secondo, a parte l’uomo nei nostri territori non sono presenti predatori naturali.

Altro fattore importante è che ci troviamo di fronte a un ibrido, una specie che è frutto di un incrocio col maiale. Negli anni ‘50 i cacciatori introdussero -senza criterio e senza controllo- sia cinghiali provenienti dall’estero che maiali domestici, alla ricerca di un ripopolamento per meri scopi venatori. L’ibridazione con la forma domestica ha prodotto esemplari in grado di raggiunge la maturità sessuale più in fretta, riproducendosi più velocemente e con più cuccioli rispetto alla specie selvatica. Questo ha contribuito al sovrappopolamento della specie.

Foto scattata a Febbraio 2017 dalla finestra di un’abitazione al Parco dei Gessi Bolognesi all’ora di pranzo

Infine, negli ultimi anni, la gestione del controllo degli ungulati da parte dell’Ente Parco dei Gessi è contraddistinta da evidenti criticità. Sembra non si riesca a far fronte al numero esorbitante di capi, una situazione esplosa anni addietro con uno “stop” di sei mesi in cui il piano di controllo non fu attuato. Da allora si può stimare un’incremento costante. Nonostante qualche giornale nelle scorse settimane rassicurava sul numero di cinghiali abbattuti (incrementato di oltre il 60% rispetto al 2015), questi dati non sono significativi poichè non  rapportati all’effetivo numero di cinghiali presente sul territorio. E’ necessario avere quantomeno una stima attendibile della situazione demografica e solo da questo dato si potrà poi sviluppare un piano di controllo efficace. Altrimenti restano numeri, certamente di impatto mediatico ma vuoti di significato. Quello di cui siamo invece certi sono i danni all’agricoltura, alla biodiversità e al territorio. Ditte e agricoltori in ginocchio perché non riescono a fronteggiare i danni causati da queste specie.

La rabbia di residenti e agricoltori

Residenti, agricoltori e allevatori si sono riuniti costituendo il Comitato del Parco dei Gessi e Calanchi dell’Abbadessa che conta oltre 200 adesioni in rappresentanza di intere famiglie e lavoratori preoccupati per la situazione. “Abbiamo scritto ai sindaci dei Comuni per un confronto. Merola si è interessato alla vicenda, fissando un incontro dopo soli quattro giorni dalla nostra richiesta”. Ma il risentimento è vivo nei confronti di alcuni rappresentanti dell’Ente Parco dei Gessi che negli ultimi anni ha progressivamente perso il controllo della situazione demografica oltre a  perdere il rapporto di fiducia e stima reciproca con i residenti e gli agricoltori che ora si sentono abbandonati a se stessi e ai loro guai. “Con le amministrazioni precedenti -raccontano- si erano creati legami di collaborazione e di aiuto reciproco che vedevano i cittadini dell’area parco direttamente coinvolti nella gestione dei mezzi di controllo: apposite gabbie -posizionate nelle proprietà private degli stessi agricoltori e residenti- in cui si catturano i cinghiali attratti dal cibo pasturato all’interno.” Risultano uno strumento efficace ma negli ultimi anni il loro utilizzo è stato ridotto fino alla completa interruzione di alcune gabbie per decisione unilaterale dell’Ente Parco.

Recinti elettrificati

Come se non bastasse, per ottenere un risarcimento danni occorre aver installato sistemi di prevenzione cioè dei recinti elettrici che circondano i campi.

Rottura del recinto elettrico con impronte di passaggio

Oltre al danno anche la beffa:

  • Le spese di recinzione sono attualmente a carico del richiedente dal momento che non ci sono fondi disponibili da parte dell’Ente.
  • Nel caso l’erba cresca troppo alta interferisce col funzionamento del sistema rendendolo inefficace. Dunque l’erba va mantenuta ad un certo livello e anche questo servizio viene effettuato a pagamento a carico del richiedente.
  • L’effetto delle recinzioni è per lo più psicologica anzichè fisica, infatti, come si può vedere dalla foto i cinghiali sono in grado di rompere i fili e passare (Si notino le impronte).
  • Le recinzioni elettrificate spostano il problema in aree vicine. Dunque se un agricoltore è riuscito a installare le reti è più tutelato mentre gli appezzamenti sprovvisti delle aree limitrofe avranno un problema maggiore.
  • Tutte queste considerazioni sono comunque inutili dato che in una zona di eradicazione -dove cioè i cinghiali non devono essere presenti- non si dovrebbe parlare di prevenzione.
Quando il Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa attuava gestioni demografiche efficaci

Nel periodo 2002/2006 il Parco avviò un piano di controllo contenendo l’incremento demografico della popolazione dei cinghiali e allo stesso tempo senza destrutturarne la composizione. Un metodo che risultò efficace e che avrebbe dovuto essere adottato negli anni a seguire oltre che essere replicato in altre aree.

In cosa consisteva?

Un programma di marcatura studiato e messo a punto in collaborazione con il Dipartimento di Sanità Pubblica Veterinaria e Patologia Animale dell’Università di Bologna. Gli animali catturati dalle gabbie venivano sottoposti a marcatura auricolare ed identificati con numero progressivo. Dopo aver studiato il tipo di  popolazione che fisiologicamente dovrebbe essere presente nel territorio, nel rispetto degli equilibri della biodiversità, si stabilivano quanti capi di un determinato sesso e di una certa età potevano essere tollerati all’interno dell’area secondo parametri prestabiliti. Questo tipo di controllo demografico con rimozione selettiva dei soggetti in esubero (non marcati) garantiva il rispetto degli equilibri della popolazione degli ungulati rispecchiando la situazione fisiologica, per struttura e densità, esistente in natura se vi fossero predatori naturali.

Questo piano vedeva gli agricoltori -anzichè parte lesa- attivi nella gestione delle gabbie poste nei propri terreni, mediante controllo diretto degli stessi cinghiali che provocano danni sulle loro coltivazioni.

Quella che ho sintetizzato in poche righe è in realtà una sperimentazione strutturata e articolata studiata con anni di impegno fino alla messa a punto di un metodo efficace che però, per ignoti motivi, è stato abbandonato negli anni successivi.

Parti in causa

L’Ente di gestione per i Parchi e la biodiversità emilia Orientale è costituito da cinque parchi: Parco dell’Abbazia di Monteveglio, Parco Corno alle Scale, Parco Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa, Parco dei Laghi di Suviana e Brasimone, Parco Storico di Monte Sole.

Ogni parco ha regole di gestione interna ma il problema della gestione demografica e rapporti tesi con molti agricoltori e residenti interessa il Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa.  La situazione è piuttosto complessa perché vede comunque molteplici attori coinvolti: da una parte la Povincia, il Parco dei Gessi e  i rappresentanti dei Comuni sulla cui superficie si estende l’area protetta quindi Bologna, San Lazzaro, Ozzano e Pianoro. Dall’altra parte la cittadinanza delle aree coinvolte, i residenti, gli allevatori e gli agricoltori che ormai esausti non sanno più come chiedere aiuto.

 

 

Parco giochi presso Casa Fantini, sede del Parco dei Gessi Bolognesi. Ben visibile dal terreno il passaggio dei cinghiali.

 


Un ringraziamento a chi mi ha aiutato a comprendere un mondo così complesso e articolato.
Uno fra tutti, Silvano Savigni.


Elisa Barbari | Bologna | © Copyright – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.


 

Leave A Comment