//La Pietra di Bismantova

La Pietra di Bismantova

By | 2018-05-16T11:47:01+00:00 16 maggio 2018|Blog|0 Comments

Con i suoi 1041 metri svetta l’antica Pietra di Bismantova, un gigantesco esempio di erosione residuale dell’Appennino Reggiano.

La Madonna del latte dell’Eremo della Pietra di Bismantova

La sua formazione risale al Miocene medio inferiore, ovvero a circa 15 milioni di anni fa, epoca in cui questa calcarenite, poggiata su una base di marne argillose, si è formata in ambiente marino poco profondo in una fase di clima tropicale, fatto testimoniato dal contenuto paleontologico rinvenibile: gusci di molluschi, alghe calcaree, spicole di spugna, denti di pesce. In realtà si tratta di quello che resta di una ben più estesa placca arenacea in parte smantellata, perchè interessata da faglie e fratture, e plasmata dall’erosione durante lo scorrere dei millenni: fanno fede di ciò i grossi blocchi staccatisi e giacenti in parte alla base delle pareti verticali, che superano i 100 m¹

La Pietra ha sempre esercitato un’attrazione magnetica sugli abitanti di Castelnovo ne’ Monti, tanto che qui esiste addirittura l’espressione dialettale “al mal d’la Preda” (il male della Pietra), una sorta di nostalgia e ossessione per la Pietra, che nelle leggende popolari è sempre luogo di magia e di fatti soprannaturali.

Il rapporto fra gli abitanti di Castelnovo e la Pietra è legato alla venerazione dell’effige della Madonna del Latte esposta nel santuario alle pendici della Pietra, luogo di devozione almeno dal XV secolo.
La visita alla “Madonnina” era un pellegrinaggio (spesso senza scarpe), che partiva da Castelnovo, lungo l’antico sentiero arrivava all’Eremo e si concludeva con l’ascesa alla sommità; il santuario era molto conosciuto, e i pochi ex voto rimasti, dopo il pesante intervento degli anni ‘40, testimoniano una devozione antica e sentita.²

 

Ogni sasso e ogni luogo lungo i sentieri storici verso la Pietra ha un nome popolare (la grotta dell’eremita, l’orto del mandorlo, il sasso della bettola, la testa di cavallo) legato alla storia e alle storie della Pietra, proprio perché essa è sempre stata un luogo frequentato, amato e immaginato dalla popolazione.

Descritta da Dante

Attorno a questa straordinaria rupe si condensano storia e leggenda. Pare che transitò per questi luoghi anche Dante Alighieri, che ne parla nel IV Canto del Purgatorio e a cui si ispirò nella concezione della stessa sagoma del Monte del Purgatorio.

«Vassi in Sanleo e discendesi in Noli,
montasi su Bismantova in cacume
con esso i piè; ma qui convien ch’om voli;

dico con l’ale snelle e con le piume
del gran disio, di retro a quel condotto che speranza mi dava e facea lume»

(Dante, Purgatorio, canto IV, vv.25-30)³

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La Leggenda

Secondo una leggenda locale, sarebbe la Pietra indiavolata, abitata dal diavolo in persona, che avrebbe lasciato le proprie impronte sulla roccia. Secondo questa leggenda, nel XVII secolo, due padri appresero da due streghe e da uno spretato che, sulla cima della Pietra, si celebravano riti di magia nera durante i quali veniva evocato il demonio. I due gesuiti assoldarono un cavaliere per disperdere i sabba ma, mentre erano a cena nel refettorio dei padri Cappuccini, videro il soffitto sfondarsi a causa della caduta del corpo del povero cavaliere, orribilmente assassinato e “proiettato” sulla tavola dei monaci. Che cosa fosse successo, non si seppe mai ma la colpa venne imputata ad una presenza diabolica, lassù, sulla cima della montagna. Allora uno dei due frati, di nome Spiridione, decise di affrontare il demonio con gli esorcismi e la lotta durò fino alla sua morte; nonostante l’impegno del monaco, il demonio non avrebbe però abbandonato la Pietra.4

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Fonti e Approfondimenti

¹Parco Nazionale Appennio Tosco Emiliano

²La Pietra e la Bismantova

³Pietra di Bismantova

4  Due passi nel mistero

Ph copertina Livio Filippetti

Elisa Barbari | Bologna | © Copyright – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.

 

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