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L’Accademia dei Desiosi

By | 2018-05-27T21:11:33+00:00 27 maggio 2018|Attualità, Blog, Pillole di storia|1 Comment

Siamo all’inizio del Seicento, in una periferia del nord Italia, all’interno di un’area boschiva, quasi nascosta, sorge una sfarzosa dimora nobiliare. La Villa, proprietà di un giovane conte e marchese  di grande intelletto era anche fucina dell’Accademia dei Desiosi.

Il nostro valoroso conte ha una personalità così affascinante da non passare inosservato al Grande Duca che lo nomina Ambasciatore e Cavaliere. Non è solo savio ed erudito ma anche un letterato dalle eccellenti capacità di prosa.

Appassionato di poesia, amava scorrere la penna sulla carta. Il tratto scivolava veloce formando parole che a loro volta confluivano in odi e sonetti; fiumi di rime riversate copiose e ordinate sui fogli ingialliti sparsi qua e là. La poesia inebriava l’aria, quasi ad adornare la villa seppur già ricca di sfarzosi ricami e arazzi pregiati. 

Non sappiamo se furono i sonetti o i componimenti in musica a fare invaghire la nobile  dama conosciuta negli ambienti dell’alta società. Sappiamo però che questa dimora appartata divenne il luogo dei loro incontri segreti. Lontano da occhi indiscreti, lontano dai pettegolezzi di palazzo, dalle invidie e dai giochi di potere. E soprattutto lontano dalla terribile epidemia di peste che colpì duramente la città nel 1630. 

Non c’è dato sapere l’epilogo della storia d’amore, possiamo solo immaginarla. Il conte morì molti anni dopo, senza prole; lasciando quei fogli ingialliti ricolmi di inchiostro cercare attenzioni anche solo fugaci. Ma nessuno sguardo posò mai a deliziarsi delle rime soavi, nessuna voce riempì l’aria di melodiche odi. Pian piano il tempo sbiadì l’inchiostro e con l’inchiostro i ricordi. La villa ospitò molte generazioni prima di restare anch’essa disabitata. Non ebbe altra scelta che lasciarsi abbandonare dolcemente alla lenta e inesorabile decadenza di cui oggi si adorna con fierezza, lasciando intravedere i barlumi di uno sfarzo ormai tramontato.

Elisa Barbari

Le foto sono di Elledecay che ringrazio per la collaborazione.

<Il nome del conte e del Duca sono stati omessi di proposito per non dare informazioni utili all’identificazione del luogo. Questo a tutela del luogo stesso che sarebbe altrimenti soggetto a vandalismi e furti. Che sia dietro casa o a qualche centinaio di km di distanza non cambia nulla ai fini della storia. A volte non serve sapere di più di quello che ci è possibile vedere>

Elisa Barbari | Bologna | © Copyright – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione.


One Comment

  1. Cosimo 5 giugno 2018 at 16:44 - Reply

    Beh.. a parte il feuilleton.. la ”umile” et secretata dimora che divenga invece oggetto di un recupero contro il degrado da parte della Conservatoria e della Sovraintendenza dei Beni Architettonici per far rinascere una nuova Accademia o un centro di cultura diffusa. Dalle immagini si direbbe che la struttura è integra e che necessita soprattutto di un maquillage degli interni e di una rinfrescata degli esterni. Dallo stile e dai materiali escluderei il Triveneto, la Toscana e mi orienterei soprattutto tra Emilia e Bassa Lombardia (mantovano).. perchè privare l’umanità di un sito di così alto interesse architettonico e culturale…? Ha provato a sentire chi di dovere..? Non è un peccato lasciarlo trasandare…? Ci pensi…

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