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Le Macabre Catacombe di Palermo

By | 2018-08-31T18:04:32+00:00 31 agosto 2018|Blog, Cultura popolare|0 Comments
Siamo a Palermo, nel luogo noto come le catacombe. Si tratta di un cimitero sotterraneo afferente al Convento dei Cappuccini. Qui sono deposte le spoglie di oltre 8.000 persone: frati, nobili, personalità di spicco dell’epoca e comuni cittadini. Il singolare cimitero è ricavato nel sottosuolo del Convento e dell’attigua chiesa dedicata alla Madonna della Pace. Le gallerie in stile gotico furono edificate alla fine del 500 e utilizzate fino alla fine del XIX secolo.
Tutto comincia alla fine del 1500. In questo periodo i monaci seppellivano i confratelli nelle fosse comuni dei sotterranei della chiesa. Durante gli interventi di ampliamento dovettero traslare alcune salme; in questa occasione si accorsero che 45 di queste si erano mummificate naturalmente. L’evento fu considerato un segno di benevolenza divina, e i 45 corpi furono esposti in delle apposite nicchie.
Col tempo, alla fine del ‘700, i frati decisero di accogliere nel loro cimitero anche quei laici che potevano permettersi il costo, non indifferente, dell’imbalsamazione. Fino alla fine dell’800, personaggi facoltosi appartenenti alla nobiltà siciliana, affidarono i loro defunti ai Cappuccini che, dopo l’imbalsamazione, esponevano le salme nei corridoi della cripta così che i parenti ancora in vita potessero far loro visita, in una sorta di continuità tra pre e post-mortem.
Le mummie, in piedi o coricate, sono divise per sesso e categoria sociale, anche se la maggior parte di esse appartengono ai ceti alti, poiché il processo di imbalsamazione era costoso. Indossano i loro vestiti “della domenica” ad esempio gli ufficiali dell’esercito sono in uniforme di gala; le giovani donne vestite in abito da sposa; i gruppi familiari disposti in piedi su alte mensole, dietro a ringhiere simili a balconate.

La mummificazione

Le mummie siciliane sono il risultato di un particolare trattamento, senza eviscerazione, ottenuto per essiccamento del corpo in condizioni microclimatiche favorevoli .  Il processo di mummificazione in Sicilia, in genere, prevedeva che il cadavere venisse posto in una stanza ventilata, il “colatoio”, per dreanare i liquidi e riempito, in seguito, con paglia o foglie d’alloro. Dopo un periodo più o meno lungo,  il corpo trattato era disinfettato con l’aceto, vestito a festa e posto in una teca o appeso al muro e tenuto in piedi con dei bastoni posti posteriormente. 

Ad essere sottoposto a questa prassi erano, di solito, i corpi degli ecclesiastici, in particolare, quelli dei i padri cappuccini, veri maestri nell’arte dell’imbalsamazione. Ma l’usanza, nel tempo, si estese anche alle spoglie di esponenti della nobiltà e a quelle del ceto medio. La pratica in questione fu di lunga durata. È  documentata dal XVI secolo (ma si ritiene che le sue origini dossero più antiche) ed è sopravvissuta fino ai primi decenni dell’Ottocento, quando il governo borbonico impose la sepoltura dei defunti in appositi camposanti lontani dalla città.

 Alla mummificazione “naturale” si aggiunse nell’Ottocento l’uso di sostanze chimiche che miravano, con maggiore o minore successo,  a bloccare il deterioramente dei tessuti molli e a mantenere, in modo abbastanza accettabile, l’aspetto originario del defunto.

Rosalina Lombardo

L’esempio più famoso, tra questi ultimi, è quello  di Rosalia Lombardo, una bambina di due anni, morta nel 1920 per un’infezione ai polmoni,  posta in una teca presso le Catacombe dei Cappuccini a Palermo.  Fu il padre a commissionare all’imbalsamatore la pratica conservativa. La piccola è rimasta uguale ad allora. Secondo le ricerche condotte in anni recenti Salafia utilizzò una miscela di formalina, glicerina, sali di zinco, alcool ed acido salicilico a cui  aggiunse  paraffina  per mantenere  l’aspetto del viso naturale.
Altri metodi, utilizzati specialmente in periodi di epidemie, prevedevano un bagno di arsenico o di acqua di calce. Una delle mummia più inquietanti è quella di Antonino Prestigiacomo, morto nel 1844 all’età di 50 anni e imbalsamato con arsenico.

Antonino Prestigiacomo

Gli studiosi sono convinti che, se studiate in maniera corretta, le mummie possono essere preziose e svelarci l’alimentazione, le malattie, le abitudini e gli stili di vita del tempo in un modo finora non prevedibile¹

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Elisa Barbari | Blog Bologna | © 2018 – Tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione


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