/, Blog, Goliardia/Lettera aperta all’Accademia della Crusca

Lettera aperta all’Accademia della Crusca

By | 2018-11-26T17:54:51+00:00 26 novembre 2018|Attualità, Blog, Goliardia|0 Comments

Lettera aperta

Di Elisa Barbari Commendatore hc SVQFO

Alla Spettabile

Accademia della Crusca

Bologna, 26.11.2018

Vi scrivo per denunciare una situazione che si protrae in modo costante da lungo tempo: per descrivere alcuni fatti di cronaca si utilizza impropriamente il termine “goliardico”.

E’ accaduto nel mondo del calcio quando si definirono i “pollici versi” di Farncesco Totti mostrati alla curva avversaria una goliardata  (che gli costò una multa da 20 mila euro).

Per i cori razzisti del Milan che  vorrebbero essere “soltanto goliardia” e come tali andrebbero compresi. 

In un liceo romano il saluto fascista di alcuni studenti nella foto di classe è definito dalla preside  “un atto goliardico” quindi privo di conseguenze disciplinari.

Il 2 agosto 2018 l’episodio di grande clamore mediatico di Daisy Osakue, la ragazza  ferita a un occhio a causa del lancio di un uovo. Aggressione narrata dai giornali come Goliardia” “atto goliardico”, “gesto goliardico”, “solo goliardia” e così via.

Fino ad arrivare al saluto fascista del sindaco mentre indossa la fascia tricolore ma si difende dicendo “ho risposto al saluto di alcuni ragazzi in maniera goliardica”.

E così si comincia a poter fare di tutto facendosi scudo della Goliardia, come fosse un elemento scagionante, che rende il reo meno colpevole. Una scappatoia per deresponsabilizzarsi e non rispondere delle proprie azioni. Un modo per buttare in caciara fatti gravi che meriterebbero una seria riflessione.

La Goliardia non è negli episodi di cronaca, nel degrado del comportamento umano, nelle aggressioni e nelle offese. Goliardia è cultura e intelligenza.

Treccani la definisce il complesso delle abitudini e dei comportamenti dei goliardi, cui tradizionalmente si è attribuita, spec. nel passato, una consuetudine di vita spensierata e gaudente ma anche spirito di spontanea generosità.

Vivo a Bologna, città sede dell’Alma Mater Studiorum, l’Università più antica del mondo. Con questo primato vantiamo anche una tradizione goliardica importante. La Goliardia qui vive nelle strade, nelle piazze, nelle sedi universitarie. Respira e si nutre con i canti goliardici delle nostre Feluche, con gli scherzi in Facoltà pur sempre nel rispetto delle Istituzioni e dei cittadini.

Il Gran Maestro, cioè il rappresentante della Goliardia di Bologna, scrisse una lettera a La Repubblica, prendendo le distanze dall’uso del termine “goliardico” in occasione dell’episodio di violenza perpetrato ai danni di Daisy Osakue.

Di seguito il testo:

Spett.le Redazione de la Repubblica,

sono uno studente, laureato all’Università di Bologna e Gran Maestro del Sacer VenerabilisQue Fictonis Ordo. Rappresento, pertanto, tutti i Goliardi della città di Bologna.
Vi scrivo a causa del recente episodio di cronaca riguardante l’aggressione ai danni di Daisy Osakue: per l’ennesima volta il termine “goliardata” è stato usato in maniera, ai miei occhi, impropria – anche se, almeno stavolta, i responsabili delle parole sono i ragazzi e non i giornali.
Metto subito le mani avanti: lungi da me voler monopolizzare una parola che ha il suo spazio da tempo nei dizionari più autorevoli, ma è indiscutibile che la parte più interessante e sorprendente dell’etimologia del vocabolo in questione venga man mano erosa e banalizzata da chi, purtroppo, non può coglierne la complessità.
Cos’è un Goliarda? Togliendo le definizioni ufficiali, che comunque vi alleghiamo, un Goliarda era, nei tempi più antichi, un ‘clerico vagante’, uno studente girovago che creava la sua storia girando in tutta Europa e che, tra una posa canora e una bevuta assicurata, contribuiva al rinascimento del XII secolo all’insegna della cultura sacra e profana e della ricerca della libertà – prendendo i passi da Pietro Abelardo e precedendo figure come Erasmo da Rotterdam.
Cos’è un Goliarda, oggi? Nel mondo moderno, quelle dei Goliardi sono associazioni di studenti universitari che vogliono mantenere in vita questo antico spirito, e sono sparse in tutte le città universitarie di Italia: lo facciamo attraverso la dialettica, attraverso la vita comunitaria e soprattutto attraverso la parodia, la satira e lo scherzo – da qui la radice del termine ‘goliardata’. Nessun Goliarda, tuttavia, si proporrebbe mai di profanare la propria furbizia con atti meschini e violenti e, se è vero che la satira deve essere pungente, questa causticità va diretta contro il potente affinché si dia una svegliata, non contro chi è più debole affinché crolli.
Per il Goliarda l’uovo non potrebbe mai e poi mai essere usato con fini di violenza: è pur sempre la sacra fonte del Vov, dei tortellini, delle tagliatelle e delle lasagne. Ci concede di studiare in facoltà prestigiose come Agraria, Veterinaria, Scienze del Territorio e Ingegneria Meccanica (non chiedete). Perdere tempo a lanciare uova a sconosciuti ci impedirebbe di pianificare le nostre enormi feste, di giocare le matricole tra un esame e l’altro e di sorseggiare il nostro settimo calice di Sangiovese, chiacchierando di massimi e minimi sistemi. Non sarebbe da noi.
Concludo con un appello. Fate come noi Goliardi: non fate “goliardate”. Non nascondetevi dietro al dito della leggerezza e vivete la vostra vita all’insegna della libertà (vostra e altrui) e, lì dove presente, della vostra intelligenza.

Sperando che in futuro non ci sia più bisogno delle mie precisazioni porgo cordiali saluti,

Draquila JayGatsby IlValentino
Magnus Magister SVQFO

P.S. In allegato, oltre al materiale cartaceo, troverete uova usate nelle maniere più disparate. Da Goliarda bolognese reputo che siano molto più utili in questi prodotti che sulla faccia di qualcuno. Bon Appétit.

Allegate in calce alcune ricette culinarie a basa di uova. Purtroppo alla lettera non è seguita alcuna risposta. Così i Goliardi di Bologna hanno deciso di far recapitare alla redazione pacchi di pasta all’uovo.

Questa è la Goliardia, a volte ironica, a volte satirica, baldanzosa e spensierata, sfrontata e colorita ma sempre di sani principi.

Confido in un Vostro intervento, per ristabilire l’utilizzo più consono del termine goliardico. Nella speranza di sensibilizzare l’opinione pubblica, ribadendo il giusto contesto entro cui inquadrare un fenomeno tanto antico quanto ricco di storia e tradizione come la Goliardia.

Elisa Barbari Commendatore hc SVQFO

 

Leave A Comment